Durante il primo anno di università ho fatto mia l’idea di bellezza, io che ce l’avevo davanti e non la riconoscevo; un po’ come i pesciolini di cui Foster Wallace parlò nel 2005 alla cerimonia dei laureandi del Kenyon college - pesciolini che nuotano nell’acqua ignorando cosa sia l’acqua:
Ci sono due giovani pesci che nuotano insieme e incontrano un pesce più anziano, nuotare nella direzione opposta, che gli fa un cenno e dice, “’Giorno ragazzi, com’è l’acqua?” I due giovani pesci continuano a nuotare per un po’, finché uno dei due guarda l’altro e fa, “che cavolo è l’acqua?”
Ci sono due giovani pesci che nuotano insieme e incontrano un pesce più anziano, nuotare nella direzione opposta, che gli fa un cenno e dice, “’Giorno ragazzi, com’è l’acqua?” I due giovani pesci continuano a nuotare per un po’, finché uno dei due guarda l’altro e fa, “che cavolo è l’acqua?”
Un’orafa-filosofa che seguo, Maraismara, dice che La bellezza è fragile: da qui l’importanza di riconoscerla e prendersene cura, così da non sciuparla.
E dunque gioire delle piccole cose: ché poi le cose non sono mai piccole, se si guardano con gli occhi della curiosità e della meraviglia.
Qui a Urbino, in uno splendido mattino di sole tale da creare da un’atmosfera fiabesca.

Commenti
Posta un commento